Il “futuro” dei corsi universitari.
by Dade`
Non so voi.. Io seguo dei corsi in università. A volte mi devo sfogare. Trovo divertente l’utilizzo dei verbi da parte dei professori durante le spiegazioni. Non sto parlando di errori o strafalcioni, sto parlando della sottile attitudine a parlare evitando di spiegare. Tutti i professori apparentemente lamentano la mancanza di tempo a discapito del numero di argomenti da affrontare. Dicono che il tempo non basta, che “una volta con i moduli più lunghi c’era tempo per spiegare meglio le cose”.
I corsi iniziano spiegando “quello che faremo”, proseguono dicendo “quello che verrà fatto”, specificando che i dettagli sono “contenuti nelle dispense” (*), e finiscono magicamente le ultime due settimane con frasi tipo “abbiamo fatto.. e comunque rivedrete queste cose”.
IL FUTURO, che bello. Se col congiuntivo fate ridere, col futuro fate danni.
Io gli esami ce li ho al presente. Ho aspettato per quasi tutto il corso delle spiegazioni. Ho aspettato che le dispense venissero pubblicate. Ho aspettato anche il treno per tornare a casa perché il professore ha smesso prima di “spiegare”.
(*) definizione di “dispense” : parole colorate sparse su fogli prevalentemente bianchi costantemente “under costruction”, la cui pubblicazione si colloca verso la fine del corso così non puoi neanche fare in tempo a criticarle. Rigorosamente scritte in italo-inglese. Fanno spesso riferimento a 3 – 4 libri ovviamente sovradimensionati per un corso di 7 settimane, condividendo con essi solo i titoli dei capitoli.
Confermo… bisogna dire anche che verso le ultime due settimane di corso i professori si accorgono di essere indietro con il programma e cercano di spiegare ancora più velocemente di quanto già fanno. Gli esercizi, invece, sono riservati alle ultime due ore di corso! Certe volte non li terminano neanche: Questo esercizio finitelo voi, altrimenti qui diventiamo vecchi…
Nella mia esperienza a matematica ho sempre avuto accesso alle dispense in tempi ragionevoli, il peggio è stato dover aspettare la lezione in cui spiegava l’argomento per avere il nuovo capitolo delle dispense su quell’argomento. Riguardo le “spiegazioni”: anche da noi capita, molto spesso, che ci sia uno sbilanciamento tra ciò che viene DETTO a lezione, e ciò che viene RICHIESTO in sede d’esame, e di nuovo nella mia esperienza, sembra non esserci soluzione che riduca lo scarto, in positivo o negativo, perché la didattica è completamente in mano al docente. L’unica via con cui si può combattere tali comportamenti è (attraverso i rappresentanti, qualora presenti, in prima persona quando non lo sono) portare la questione al CCS locale. Non posso affermare che il metodo suggerito qua sopra sia perfettamente funzionante, ma di certo aiuta. Senza fare nomi da noi a funzionato in tempi molto recenti. YMMV. La questione di essere “indietro con il programma” è un terreno fertile per l’indagine… chissà quanto spesso succede, e cosa muove la necessità di “ritrattare” le posizioni di inizio del corso con quella formula, e a scendere a patti sulle questioni d’esame. Il tuo è uno spunto interessante, ci penserò! Ciao.
Io per questa loro attitudine, ho iniziato a suo tempo a studiare a casa.. ho decisamente piu profitto!
Ma ti pare che durante un corso di matematica, l’esempio chiarificatore di un nuovo argomento che stava spiegando (male), era sbagliato e il prof. ci ha detto di correggerlo noi a casa? Va bene esercitarsi, ma prima bisogna aver capito il problema per la miseria! E questo è solo uno degli esempi nonchè motivi per cui studio a casa…